domenica 26 settembre 2010

CAMBIAMENTI SUL KILIMANGIARO




Il Monte Kilimangiaro, la montagna più alta dell'Africa, raggiunge i 5.890 metri. Qui è stato ripreso, a sinistra, il 17 febbraio 1993, a destra il 21 febbraio 2000. In sette anni è ben visibile la forte riduzione della cappa di ghiaccio.

Crediti: NASA/USGS Landsat satellite. Jim Williams, NASA GSFR Scientific Visualization Studio e The Landsat 7 Science Team.

Sabrina

lunedì 6 settembre 2010

UNO SCIENZIATO SBUGIARDA IL NEGAZIONISTA “U.S. SENATE MINORITY REPORT”

Questo post, probabilmente, dovevo inserirlo già tempo fa, ma tanti impegni mi hanno impedito di farlo: lo pubblico ora che si avvicina Mexico 2010, per far capire chi sono i cosiddetti “negazionisti”. Nel Dicembre del 2008, è stato pubblicato il “U. S. Senate Minority Report: More Than 650 International Scientists Dissent Over Man-Made Global Warming Claims Scientists Continue to Debunk “Consensus” in 2008 (d’ora in avanti lo chiameremo “minority report”). Le persone citate come fonte nel documento dovrebbero, pertanto, essere contrarie ad un riscaldamento globale dovuto principalmente alle attività umane. A pagina 194, il Professor Rayner, uno dei maggiori esperti di cambiamenti climatici, viene citato come fonte contraria alla natura antropogenica delle attività umane. Conoscendolo come un’autorità in materia, gli ho chiesto quale fosse la sua opinione in proposito. Ecco la sua risposta in inglese

Giovanni:
I have been convinced since the late 1980s that climate change is largely anthropogenic and represents a serious strategic challenge for humanity to manage. I have never been a “scientific skeptic” although there have been occasions when I have been critical of overstated confidence for specific projections and the use of extreme scenarios in order to frighten people into taking action.

It is true that I have been consistently critical of the FCCC and Kyoto route for managing the problem of climate change and its impacts.

I have never directly confronted the authors of the “minority report”, although I have twice been asked by journalists about it and in each case I have made my position clear and asked them to convey to the publishers my view that my inclusion is inappropriate. The publishers apparently take the view that being a skeptic of current policy is sufficient to justify my inclusion and have ignored the calls for my removal from the list.

Steve

Steve Rayner
James Martin Professor of Science and Civilization,
Director, Insitute for Science Innovation and Society,
University of Oxford,
Honorary Professor of Climate Change and Society,
University of Copenhagen,


Provo a tradurlo al meglio in italiano, parola per parola, per chi non conosce l’inglese

Giovanni,
Sono stato convinto sin dalla fine degli anni ‘80 che il cambiamento climatico è largamente antropogenico e rappresenta una seria sfida strategica per l’umanità da gestire. Io non sono mai stato uno “scettico scientifico” sebbene ci siano state occasioni quando sono stato critico sulla fiducia esagerata per proiezioni specifiche e l’uso di scenari estremi per intimorire le persone nel prendere azioni.

E’ vero che sono stato consistentemente critico sulla strada del FCCC e Kyoto per gestire il problema dei cambiamenti climatici e dei suoi impatti.

Non mi sono mai direttamente confrontato con gli autori del “minority report”, sebbene mi sia stato chiesto a tal proposito due volte da giornalisti e in ogni caso ho espresso la mia posizione chiara ed ho chiesto loro di comunicare agli editori (del minority report, n.d.t) il mio giudizio che la mia inclusione è inappropriata. Gli editori apparentemente hanno l’opinione che essere uno scettico della politica corrente è sufficiente per giustificare la mia inclusione ed hanno ignorato le chiamate per una mia rimozione dalla lista.


Questo caso dimostra la vera natura del “miniroty report”: un documento ideologico e disinformativo che travisa le affermazioni di persone, come successo per il Professor Rayner.

domenica 5 settembre 2010

IL CLIMATE SUMMIT SU FORESTE E CAMBIAMENTO CLIMATICO


Disponibile su: http://www.nemus.it/immagine/news05_9Foreste.jpg .

La Commissione Europea ha avviato una consultazione pubblica sul "Green Paper on Forest Protection and Information in the EU: Preparing Forests for Climate Change". La consultazione è terminata il 31 luglio.

Il Climate Summit European Coordination ha preparato e presentato alla Commissione Europea un documento in risposta a tale consultazione pubblica.

Il documento è disponibile su:
https://docs.google.com/fileview?id=0ByVUO3Er12PJYmJiNjQxNjQtYWFiMy00MjdjLTgzZDYtYWUxZWE4Y2ZiMjJh&hl=it&pli=1

venerdì 20 agosto 2010

GLI INCENDI IN BRASILE

Cortesia: MODIS Rapid Response Team - NASA GSFC.

Vari incendi, divampati lungo il bordo sud orientale della Foresta Pluviale Amazzonica, sono stati ripresi dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) a bordo del satellite Aqua della NASA il 17 agosto scorso. Il rosso marca il contorno del luogo ove il sensore MODIS ha rilevato un picco termico, molto probabilmente un incendio. Un fumo denso vela la foresta verde, qui in grigio.

Gli incendi vengono usati frequentemente per eliminare gli alberi e far spazio a nuove terre di pascolo o per le colture. La maggior parte di questi incendi, ripresi in questa immagine, sono raggruppati lungo il bordo della foresta che si affaccia su terreni già ripuliti in precedenza, e che qui appaiono di color marrone. Non è possibile da una sola immagine risalire alle cause degli incendi, anche se la loro posizione, al margine della foresta, suggerisce che siano di natura dolosa.

Misurazioni compiute da satellite forniscono una visione d'insieme dell'estensione del fuoco in un'area vasta e remota come il Bacino dell'Amazzonia. E' anche vero che gli incendi divampano durante la stagione secca con una certa periodicità, ma il 2010 ha mostrato di essere un anno davvero insolito. Secondo quanto riportato dalla BBC News, i satelliti hanno rilevato un aumento di un fattore tre nel numeo di incendi in cinque stati brasiliani.


Fonte Earth Observatory - NASA:

http://earthobservatory.nasa.gov/NaturalHazards/view.php?id=45349. Riferimenti: BBC News, 15 agosto 2010, Cortesia immagini: MODIS Rapid Response Team del NASA GSFC.
Sabrina

domenica 15 agosto 2010

DALLO SPAZIO UNA RISPOSTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI


L'immagine di sinistra è stata ottenuta nell'aprile 2001. Essa mostra il calore irradiato dalla superficie e dall'atmosfera terrestre verso lo spazio esterno. L'immagine di destra, che risale sempre all'aprile 2001, mostra la radiazione solare riflessa indietro nello spazio dagli oceani, dalle distese terrestri, dalle nubi e dall'aerosol.

Per comprendere in modo più preciso e accurato i cambiamenti climatici è necessario capire che cosa determina le variazioni nell'equilibrio energetico terrestre.
Entrambe le foto sono state riprese da CERES (Clouds and the Earth's Radiant Energy System) e potranno aiutare a trovare una risposta.


Fonte NASA Earth-Climate Change: http://climate.nasa.gov/stateOfFlux/index.cfm.
Crediti: Atmospheric Sciences Data Center e CERES Science Team presso il Langley Research Center della NASA. Immagine di Tom Bridgman, NASA Goddard Space Flight Center Scientific Visualization Studio.

martedì 3 agosto 2010

IL CARBONIO NERO RESPONSABILE DEL RISCALDAMENTO GLOBALE

Fonte: http://globalwarming1.net/Effects_of_Global_Warming.jpg .

L'aumento del rapporto tra il carbonio nero e i solfati nell'atmosfera comporterebbe un aumento del riscaldamento globale. E' il risultato emerso dal lavoro portato avanti da un team di ricercatori dell'Università dell'Iowa e pubblicato il 25 luglio scorso nella rivista Nature Geoscience.

Il carbonio nero - che viene emesso dai motori diesel e da alcuni forni di cottura - è considerato uno dei fattori del riscaldamento globale e una componente importante dell'inquinamento dell'aria in tutto il mondo secondo Greg Carmichael, Professore di chimica e ingegneria biochimica presso l'UI College of Engineering e co-direttore del Center for Global and Regional Environmental Research dell'UI. I solfati vengono riversati nell'atmosfera in grandi quantità in conseguenza di vari processi industriali.

Il team di ricerca è composto da Ramanathan e Y. Feng del Scripps Institution of Oceanography, La Jolla, California; da S-C. Yoon e S-W. Kim del Seoul National University, Sud Corea, e da J. J. Schauer dell'University of Wisconsin, Madison.

Allo scopo di portare a termine i loro studi, i ricercatori hanno compiuto degli studi al suolo analizzando dei campioni di aria nell'isola Cheju in Sud Corea e, successivamente, sono passati al campionamento dell'aria ad altitudini comprese tra i 100 e i 15.000 piedi utilizzando delle sonde senza pilota (UAV).
E' emerso che la quantità di radiazione solare assorbita aumenta con l'aumento del rapporto del carbonio nero/solfati. Inoltre, le emissioni di carbonio nero derivanti dai combustibili fossili causerebbero il 100% in più di riscaldamento rispetto ai derivati della combustione delle biomasse.

"Questi risultati erano stati indicati dalle teorie ma mai verificati dalle osservazioni prima d'ora" ha affermato Carmichael. "C'è attualmente un grande interesse nello sviluppo di strategie per ridurre il carbonio nero, poiché che esso offre l'opportunità di diminuire al tempo stesso l'inquinamento dell'aria e il riscaldamento globale".

Gli autori suggeriscono che le politiche di mitigazione sul clima potrebbero permettere di ridurre il rapporto carbonio nero/solfati nelle emissioni, oltre alla quantità di carbonio nero liberato nell’atmosfera.

In un articolo pubblicato nel maggio 2008 su Nature Geoscience, Carmichael e Ramanathan hanno trovato che l’emissione del carbonio nero dal motore diesel e la fuliggine dai forni domestici, usati soprattutto in Asia, possono giocare un ruolo fondamentale sul riscaldamento globale, più importante di quanto ritenuto finora.I ricercatori nello stesso articolo hanno sottolineato il fatto che i forni a carbone in Cina e in India producono circa un terzo del carbonio nero; i rimanenti due terzi sono dovuti soprattutto alle emissioni dei motori diesel in Europa e in tutti i paesi in cui se ne fa uso.

Infine, la fuliggine e le altre forme di carbonio nero potrebbero uguagliare fino a circa un 60% l'attuale effetto di riscaldamento globale dovuta all'anidride carbonica, principale gas responsabile dell'effetto serra.

sabato 17 luglio 2010

SI ALZA IL LIVELLO DEL MARE NELL'OCEANO INDIANO

La circolazione atmosferica. Fonte: http://cameraobscura.busdraghi.net/wp-content/uploads/2008/05/circolazione_atmosferica.jpg


Da quanto emerge in un recente studio, il livello del mare sta aumentando in modo non uniforme nell'Oceano Indiano, mettendo a rischio milioni di persone lungo le coste del Bangladesh, Indonesia e Sri Lanka.

Ricercatori dall'Università del Colorado e del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica affermano che l'aumento del livello del mare è causato in parte dal cambiamento climatico ed è provocato dal riscaldamento delle acque e dai cambiamenti alle strutture della circolazione atmosferica. Questo lavoro è stato pubblicato recentemente su Nature Geoscience.

Nel suo discorso ufficiale al momento del ricevimento del Premio Nobel per la Pace l'anno scorso, il Presidente Americano Barack Obama ha messo in guardia che se il mondo non farà nulla per affrontare il cambiamento climatico, "dovremo fronteggiare più problemi di siccità, carestia e spostamento di massa che provocheranno conflitti per vari decenni".
Gli autori di quest'ultimo studio affermano che un innalzamento dei mari potrebbe far peggiorare le piene monsoniche, causare danni ai raccolti per il mercato, alle case e ai mezzi di sussistenza. Inoltre, si insiste sul fatto che una migliore conoscenza dei cambiamenti climatici è necessaria per una migliore valutazione dei rischi e per poterli pianificare al meglio in futuro.
Il livello dei mari in generale sta aumentando globalmente di circa 3 mm all'anno. I ricercatori danno la colpa dell'aumento di temperature alla maggiore quantità di gas serra, come il biossido di carbonio prodotto dal bruciamento dei combustibili fossili, che intrappola il calore nell'atmosfera.Gli oceani assorbono una grande quantità di questo calore extra che porta all'innalzamento del livello dei mari. Temperature più calde producono pure lo scioglimento dei ghiacciai e di alcune parti dei ghiacci che ricoprono la Groenlandia e l'Antartide orientale.
Il gruppo di ricercatori nei loro studi hanno utilizzato dati di misura della marea a lungo termine, osservazioni da satellite e modelli climatologici ottenuti col computer per costruire un'immagine realistica dell'incremento del livello del mare nell'Oceano Indiano fin dagli anni Sessanta.Si è trovato che l'aumento del livello delle acque è considerevole soprattutto lungo le coste della Baia del Bengala, del Mare Arabico, dello Sri Lanka, di Sumatra, Giava e che queste aree potrebbero soffrire aumenti più grandi che non quelli a livello globale.
Inoltre, è emerso che i livelli dei mari stanno calando in altre zone. Lo studio indica che le Isole Seychelles e Zanzibar della costa della Tanzania mostrano la più vasta decrescita del livello del mare.

Ma questo innalzamento del livello del mare non risulta uniforme sulla superficie terrestre. Un ruolo chiave in questo processo è un'area d'acqua calda Indo-Pacifico, una vasta area di forma ovale che attraversa gli oceani tropicali dalle coste dell'Africa fino al Pacifico dove si trova linea del cambiamento di data internazionale.Quest'area si è riscaldata di circa 0.5 °C negli ultimi 50 anni, soprattutto a causa delle emissioni di gas serra prodotte dall'uomo. L'acqua più calda ha rafforzato due delle principali strutture della circolazione atmosferica che hanno il maggiore impatto sui livelli delle acque."I nostri nuovi risultati mostrano che i cambiamenti della circolazione atmosferico-oceanica causata dall'uomo sull'Oceano Indiano, mai studiati prima, contribuiscono alla variabilità regionale del cambiamento del livello del mare" ha affermato Gerald Meehl del NCAR a Boulder, Colorado.

La causa fondamentale della circolazione atmosferica è il differente riscaldamento nelle diverse regioni sulla superficie terrestre parte del Sole, che in media è massimo all'equatore e minimo nelle regioni polari. Questa differenza di riscaldamento crea la necessità di trasferire calore dall'equatore verso i poli. Quindi, la circolazione atmosferica trasporta energia verso i poli diminuendo in questo modo la differenza di temperatura tra le regioni equatoriali e quelle polari.

Le due principali strutture dei venti nella regione sono le circolazioni Hadley e Walker.

Nella circolazione di Hadley i mari tropicali vicino all'equatore sono caldi, cosicchè anche l'aria sopra di essi lo è. L'aria sale e si sposta a nord e a sud dell'equatore verso aree più fredde, le aree subtropicali. Qui si raffredda e scende di altitudine. Quando quella massa di aria più fredda ridiscende verso la superficie e si dirige nuovamente verso l'equatore.

La circolazione di Walker si ha nell'atmosfera tra le regioni orientali e quelle occidentali del Pacifico tropicale. Man mano che il sole riscalda lo strato superiore dell'acqua a ovest, all'incirca vicino all'Indonesia e all'Australia, l'aria calda e umida sale nell'atmosfera, formando un sistema di bassa pressione a livello del mare. Man mano che l'aria sale, si raffredda e scarica la sua umidità sotto forma di piogge nella zona. L'aria secca viene spinta verso est dai venti dell'alta atmosfera. Viaggiando verso est l'aria diventa più fredda e pesante e quando raggiunge il Perú e l'Ecuador comincia a scendere. Si crea così un sistema di alta pressione vicino alla superficie del mare. E a bassa quota i venti alisei soffiano verso ovest, verso l'Indonesia, completando così il ciclo. Questi venti accumulano acqua più calda nel Pacifico occidentale al punto che lì il livello del mare è anche di 60 centimetri più alto e la temperatura superficiale dell'acqua è anche di 8 °C maggiore che in Ecuador.

Nel Pacifico orientale affiora acqua più fredda e ricca di sostanze nutritizie, facendo prosperare la vita marina. Questa fa sì che la temperatura superficiale del mare è più bassa a est che a ovest.Le cose sono, però, più complicate per la presenza di El Niño.

Fonte Reuters Africa:
http://af.reuters.com/article/commoditiesNews/idAFSGE66D06F20100714 .